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    🇮🇹 Manifesto Politico: DirectDemocracyS Italia
    Dalla Partitocrazia Oligarchica alla Democrazia Autentica e Continua
    1. La Nostra Identità: Un Sistema, Non un Partito
    DirectDemocracyS non è una forza politica tradizionale che cerca voti per...
    🇮🇹 Manifesto Politico: DirectDemocracyS Italia
    Dalla Partitocrazia Oligarchica alla Democrazia Autentica e Continua
    1. La Nostra Identità: Un Sistema, Non un Partito
    DirectDemocracyS non è una forza politica tradizionale che cerca voti per gestire il potere. È un sistema operativo sociale che restituisce la proprietà dello Stato ai cittadini.
    • Proprietà Collettiva: Ogni iscritto in Italia è co-proprietario paritario delle nostre piattaforme e dei nostri progetti.
    • Leadership Condivisa: Non abbiamo un "Capo Politico" carismatico, ma una gestione orizzontale dove il peso decisionale è proporzionale al Merito (punti accumulati tramite studio e attività).
    2. Il Pilastro della Democrazia Continua (Post-Voto)
    Il grande cancro della politica italiana è il tradimento sistematico dei programmi elettorali.
    • Mandato Vincolato: In Italia, i nostri rappresentanti eletti firmano un patto d'acciaio. Non sono liberi di votare secondo convenienza personale o di partito; devono seguire le decisioni prese dai cittadini sulla piattaforma.
    • Controllo Totale: Gli elettori/utenti verificati hanno il diritto di revocare o correggere l'azione dei propri eletti in ogni momento della legislatura. La "baby-sitter" (il politico) non viene mai lasciata sola con il bambino (il bene comune).
    3. Meritocrazia e Gruppi di Specialisti
    Basta con l'incompetenza nei ministeri e nelle commissioni.
    • Filtro di Competenza: Ogni proposta di legge viene analizzata da Gruppi di Specialisti indipendenti e verificati sulle nostre piattaforme. I cittadini che si uniscono a noi votano dopo aver ricevuto informazioni complete, tecniche e neutrali, non slogan propagandistici.
    • Sistema a Punti: Chi studia, partecipa e dimostra onestà guadagna più influenza nelle decisioni tecniche. In Italia, questo spazzerà via il clientelismo.
    ________________________________________
    🔍 Specifiche per il Contesto Italiano
    A. La Lotta alla Corruzione e al Clientelismo
    Il sistema dei punti meritocratici rende matematicamente inutile la corruzione: un "favore" politico non può comprare i punti che si ottengono solo con il tempo e il lavoro documentato.
    B. Valorizzazione del Territorio (I Micro-Gruppi)
    L'Italia è il Paese dei Comuni. Il nostro sistema si adatta perfettamente alla frammentazione geografica italiana tramite i Micro-gruppi locali:
    • Ogni quartiere, frazione o piccolo comune avrà la sua cellula fisica di DirectDemocracyS.
    • Questo permette anche a chi non è "tecnologico" (anziani, persone in aree rurali) di partecipare fisicamente e far valere la propria voce nel sistema digitale tramite i delegati locali che li informeranno, li supporteranno e svogeranno ogni attività al servizio della cittadinanza, per consentire la loro presenza fisica virtuale sulle nostre piattaforme, essendo tutti protagonisti, in base a regole attuative dettagliate. .
    C. Responsabilità Legale del Programma
    Proporremo in Italia una riforma (che noi applicheremo internamente come standard) che equipari il Programma Elettorale a un Contratto Giuridico. Il mancato rispetto del programma senza giustificato motivo collettivo (votato dagli utenti / elettori) costituirà "abuso della credulità popolare".
    ________________________________________
    ⚙️ Adattabilità: Come implementeremo il Sistema in Italia
    L'adattabilità di DirectDemocracyS alla realtà italiana avverrà attraverso tre fasi chirurgiche:
    1. Adattamento Normativo e Giuridico
    Pur mantenendo le nostre regole interne (che sono universali), in Italia ci struttureremo seguendo le leggi vigenti (Art. 49 della Costituzione), ma trasformando lo Statuto in modo che riconosca la sovranità degli utenti verificati sulla piattaforma. Legalmente, i nostri eletti saranno contrattualmente obbligati a dimettersi se violano le decisioni della leadership condivisa.
    2. Integrazione Tecnologica: ddsAI e Ponti Umani
    Utilizzeremo la nostra IA, ddsAI, e tutti i nostri membri ufficiali umani, per monitorare l'attività legislativa del Parlamento italiano 24/7.
    • L'IA tradurrà le leggi complesse in linguaggio comprensibile per i cittadini, insieme a nostri gruppi di specialisti.
    • I Ponti Umani italiani con i nostri gruppi di specialisti faranno da filtro etico, assicurandosi che le analisi dell'IA siano calibrate sulla cultura e sulle necessità specifiche delle nostre regioni.
    3. Presenza Fisica nei Comuni (Scale-up)
    Non aspetteremo le elezioni nazionali. L'adattabilità parte dal basso:
    • Inizieremo dai piccoli Comuni, dove l'impatto dei micro-gruppi è immediato.
    • Dimostreremo con i fatti che un Comune gestito con DirectDemocracyS è più efficiente, pulito e giusto. Questa sarà la nostra unica e sola "pubblicità".
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    ⚖️ Conclusioni del Manifesto
    DirectDemocracyS Italia non chiede ai cittadini di "fidarsi", ma di implicarsi. Non promettiamo di risolvere i problemi al posto vostro; vi forniamo gli strumenti tecnologici e legali per risolverli insieme a noi.
    Siamo l'unica alternativa a un sistema che vi vuole passivi e impotenti. In DirectDemocracyS, il voto non è la fine della vostra partecipazione, ma l'inizio della vostra presidenza collettiva.

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    Tutti bocciati al test dei voti assoluti: centrodestra giù di 1,2 milioni, Pd vicino al minimo.
    L’astensionismo dilagante che per la prima volta alle Europee di sabato e domenica ha portato sotto al 50% il tasso di partecipazione a un’elezione...
    Tutti bocciati al test dei voti assoluti: centrodestra giù di 1,2 milioni, Pd vicino al minimo.
    L’astensionismo dilagante che per la prima volta alle Europee di sabato e domenica ha portato sotto al 50% il tasso di partecipazione a un’elezione nazionale prosciuga il consenso di quasi tutti i partiti; e restituisce l’immagine di uno scenario politico dominato dalla competizione di fazioni sempre più polarizzate, ma anche sempre più ristrette.
    I numeri assoluti dei voti, dato spesso trascurato per ovvie ragioni da un dibattito politico che non ha troppa voglia di misurare la capacità effettiva di incisione dei partiti sul complesso della società italiana, lo mostrano con una certa efficacia. Nel 2009 il Popolo della Libertà di un Silvio Berlusconi appena tornato per la terza volta a Palazzo Chigi dominò le Europee raccogliendo 10,8 milioni di voti. Cinque anni dopo il trionfo, poi rivelatosi effimero, di Matteo Renzi raccolse intorno al Partito democratico 11,2 milioni di voti (che gli valsero la percentuale record del 40,8% ma erano comunque un milione in meno dei voti raccolti al debutto del Pd dal Walter Veltroni sconfitto alle politiche del 2008); nel 2019 furono 9,2 i milioni di voti che spinsero il segretario della Lega Matteo Salvini a tentare il colpo di mano con l’obiettivo di raccogliere alle politiche anticipate i “pieni poteri” che gli furono negati dall’operazione Conte-2. Sabato e domenica per primeggiare nettamente a Fratelli d’Italia sono bastati poco più di 6,7 milioni di voti, che sono quasi 600mila in meno (-7.9%) rispetto a quelli raccolti alle ultime politiche ma trasformandosi in una percentuale del 28,8% (contro il 26% di due anni fa) rinforzano l’idea della vittoria. L’evaporazione del bacino elettorale aiuta anche Forza Italia, che in alleanza con Noi Moderati perde poco meno di 300mila voti rispetto alla somma dei due partiti alle politiche del 2022, e la Lega, che ne lascia sul terreno 350mila ma mantiene le percentuali di due anni fa. In totale, il centrodestra cede oltre 1,2 milioni di voti rispetto al 2022.
    Anche dalle parti del Partito Democratico i voti assoluti raccontano una storia dai toni diversi da quelli che hanno vivacizzato le reazioni ai risultati del fine settimana. I Dem, è vero, aumentano di circa 300mila i voti raccolti alle politiche del 2022, che però rappresentavano di gran lunga il minimo storico del partito. Che con i poco più di 5,6 milioni di elettori convinti alle politiche resta sotto la soglia dei 6 milioni, per la prima volta a un’elezione europea e per la seconda volta nella storia. Le Europee del 2019, archiviate dal gruppo dirigente Dem come una pratica tutt’altro che esaltante nel difficile lavoro di ricostruzione post-Renzi, vide arrivare al Nazareno poco meno di 6,1 milioni di voti, che nonostante la percentuale (22,7%) erano circa 100mila in meno rispetto a quel 18,76% delle politiche 2018 considerato il “minimo storico” dei Dem.
    Tra i tanti “vincitori” di domenica, quindi, solo Alleanza Verdi e Sinistra ha tutte le carte in regola per suonare la grancassa: perché gli 1,6 milioni di consensi segnano un aumento di quasi 600mila unità rispetto al 2022, cioè il triplo delle 176mila preferenze raccolte da Ilaria Salis al cui “effetto” molti commenti attribuiscono quasi integralmente il salto compiuto dall’Alleanza.
    La diserzione semi-generalizzata delle urne ha invece l’effetto opposto sul versante degli sconfitti, di cui moltiplica l’intensità del tracollo. È il caso prima di tutto del Movimento 5 Stelle, che con i 2,3 milioni di voti di domenica perde due milioni di elettori rispetto alle politiche del 2022 e altrettanti rispetto alle Europee del 2019, mentre il confronto con le politiche del 2018 segna un imponente -8,4 milioni. Nella minigalassia del centro riformista il paragone è solo leggermente più complicato dalla girandola di alleanze e litigi: in ogni caso la triade Bonino-Calenda-Renzi ora si è fermata a quota 1,7 milioni di voti: cioè poco più della metà dei 2,98 milioni ottenuti meno di due anni fa alle politiche.
    In conclusione, una misura del rapporto sempre più complicato tra i partiti e la società italiana può essere offerta dalle percentuali di voti ottenuti in rapporto al totale degli italiani con diritto di voto. In questo calcolo, FdI si attesta al 13,1%, seguita dal Pd all’11%. Il Movimento 5 Stelle, con il 4,6%, è tallonato da Forza Italia al 4,4%, mentre la Lega segue al 4,1%. Alleanza Verdi e Sinistra, l’unico trionfatore vero di questo turno elettorale come accennato sopra, non va comunque oltre il 3,1%, quasi doppiando Stati Uniti d’Europa all’1,7% mentre Azione arriva all’1,4%. Percentuali indigeste, tutte, a qualsiasi narrazione politica.
    1.   guarantors
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